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MENZIONE D’ONORE

A Collective House on the River
Lucia Rosa Harder, Emil Boje [Denmark]

Il progetto esplora uno spazio esistente ricco di storia e sentimento. Ambisce a rinnovarne gli ambienti mantenendo gli strati del tempo. Introduce una serie di inserimenti sensibili all’interno e all’esterno dell’hangar, esponendo la struttura sopravvissuta al degrado e integrando al contempo nuove possibilità di utilizzo.

Le alte tende traslucide fanno riferimento alla flessibilità della facciata originale, dividendo l’edificio in due spazi indipendenti separati un passaggio centrale, dove la dimensione dell’hangar si manifesta in modo quasi sacrale. Dietro i tendaggi, i leggeri pilastrini possono essere inseriti all’occorrenza in appositi fori nel pavimento, mentre tra di essi vengono appesi dei pannelli in legno per creare ambienti più protetti e riservati.

Agli utenti viene lasciata la piena responsabilità della disposizione dietro le quinte, sviluppando così tra di essi una forte connessione con lo spazio interno. Uno spazio collettivo capace di accogliere ogni tipo di persona sotto lo stesso tetto. Un luogo dove incontrare i propri vicini per una cena sociale, dove iniziare un nuovo progetto con gli amici o dove suonare fianco a fianco per un concerto.

I blocchi di marmo grezzo poggiano sui due pilastri di cemento lungo il lato est, fungendo da fontane statiche in contrasto con la leggerezza del tessuto e con il flusso dell’acqua del Ticino. La parte inferiore della facciata viene aperta da alti portali, esibendo l’interno dell’edificio, le attività degli utenti ed il paesaggio circostante. Attraverso il minor numero di interventi possibili, si è cercato di esaltare le qualità intrinseche dell’hangar, con l’intento di ospitare al suo interno nuovi usi contemporanei e mantenendo contemporaneamente intatta la sua memoria.